Fare i conti con il gigante: l’influenza dell’Asia nella cultura europea underground

La vittoria riportata da Israele ad EUROVISION 2018 lo scorso sabato, come accade spesso nel corso dell’esibizione canora più seguita al mondo, è una preziosa indicazione dello stato d’animo del vecchio continente. Forse perché un messaggio, un’idea, veicolati in forma di canzone raggiunge un pubblico ampio, superando persino le barriere linguistiche, ho sempre interpretato il voto della giuria popolare durante la competizione come un barometro della situazione europea. In questo frangente, la vittoria dell’eccentrica Netta con la sua canzone “Toy” è particolarmente interessante. Il testo di “Toy” è fortemente in linea con l’emersione di quel movimento femminista collettivo rappresentato da #MeToo (anche se forse sarebbe più corretto parlare di un risveglio di coscienza?), la cantante stessa sfida i tradizionali stereotipi di bellezza sfoggiando con orgoglio il suo corpo curvy. Un altro fattore interessante è però lo stile con questo messaggio è veicolato. Invece che una esibizione sobria centrata sul tema, Netta sceglie effetti psichedelici, toni sopra le righe, colori accesi.

Per chi se la fosse persa, ecco il brano incriminato:

Ad armonie tipicamente mediorientali, l’artista sovrappone lo stile surreale di jpop e kpop. Sdoganata dall’incredibile numero di visualizzazioni su YouTube, il mondo della canzone contemporanea dell’Asia entra in Europa dalla porta principale.

Dall’Asia – non solo musica

L’incredibile successo di pubblico di Netta è solo la punta dell’iceberg della contaminazione in corso da anni tra i due continenti, ma è interessante perché, a differenza di altri fenomeni notoriamente isolati alla cultura underground, si afferma in un pubblico variegato per età, nazione e interessi. Insomma: la fascinazione per l’Asia non si può più ridurre a episodiche fiere del fumetto o ad anime pomeridiani. Mangaka, scrittori, pittori e registi nipponici, cinesi e coreani hanno costruito la loro testa di ponte verso l’Europa tempo fa, e quel successo negli anni si è consolidato aprendo la cultura asiatica verso un pubblico sempre più ampio. Gli ultimi stereotipi sono stati sradicati dal livello eccezionalmente alto di questi storytellers. Il loro contributo è ormai imprescindibile, e chiunque si cimenti con opere di carattere letterario o cinematografico non può più permettersi di ignorarne l’esistenza.

Gli artisti del fumetto occidentale sono stati i primi a subire il fascino dei loro corrispettivi asiatici, aiutati certo dal fatto che il loro medium è il più adatto a testare contenuti e forme alternative. Allo stesso modo, il pubblico europeo è stato soprattutto influenzato da anime, manga e manwha – fino a familiarizzarsi con i suoi sottogeneri e stereotipi. Colpi di scena che avrebbero sorpreso un lettore occidentale solo due anni fa sono ora talmente codificati da rientrare a pieno diritto nel reame del cliché. Infatti, non solo sono facilmente riconoscibili (e smascherabili), ma il loro utilizzo selvaggio li ha trasformati in vere e proprie barzellette. E non solo in Asia.

In Asia gli amici d’infanzia si salutano così…

Entrerò più nel dettaglio nel prossimo articolo, portandovi qualche esempio tratto dal mondo dei manga.

Per oggi, vi lascio con un solo messaggio: colleghi scrittori, non insultate la cultura generale (e l’intelligenza) del vostro pubblico. Date per scontato che, se un’idea suona trita e ritrita a voi, causerà anche più fastidio a chi vi legge. Vale la pena fare uno sforzo in più e cercare qualcosa di diverso – tanto più che l’immaginazione lavora meglio quando la si mette alle strette.

 

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