Archetipo, Cliché e Topos: Storia dello stereotipo in tre vocaboli

Dopo aver esplorato le surreali profondità di StackExchange (ed esserne riemersi più o meno illesi), siamo pronti per addentrarci nelle foreste dello stereotipo. Tenetevi forte, perché questo viaggio potrebbe rivelarsi fatale per tutte le vostre storie preferite!

Ma andiamo con ordine. Il mio vocabolario di riferimento definisce cliché  “uno schema di ragionamento (o un comportamento) che si ripete abitualmente”. Nel tempo, il termine è diventato un sinonimo di banalità – ma le cose potrebbero non essere così semplici…

Una breve storia del banale

Già nell’antica Grecia, i maestri di retorica facevano affidamento su un segmento della loro disciplina dedicato al ritrovamento delle idee più adatte a supportarne le tesi. Il termine topos indicava quindi una metafora spaziale, un luogo della memoria in cui trovava collocazione un determinato argomento. Una forma vuota, in sé priva di senso. Nel tempo, tuttavia, queste forme hanno iniziato a riempirsi – sempre nello stesso modo, e portando con sé dei contenuti. È solo in questo momento, cioè quando il topos si trasforma da sede degli argomenti ad argomento stesso, che il termine prende l’accezione di stereotipo o tema codificato.

Quando, nel Medioevo, la retorica estende il proprio dominio all’intera produzione letteraria, il topos acquisisce una nuova funzione: si trasforma cioè in cliché – una struttura discorsiva autonoma, rigida e coerente. Nonostante la sua rigidità, il cliché non esclude la possibilità di varianti. Infatti, il cliché assume una nuova funzione in rapporto alle informazioni ad esso circostanziali; oltre alla funzione rappresentative che gli è propria.

Nei secoli successivi, il cliché ha goduto di alterne fortune; bandito dall’attenzione seria dei letterati, ha trovato nuovi usi creativi nella narrativa e nella poesia contemporanee. Insomma: si sono date nuove letture a vecchie immagini.

UN CAPPOTTO
Ho trasformato il mio canto in un cappotto
Coperto di ricami
Di vecchie mitologie…
Perché vi è più ardimento
Nel camminare nudi.
- W. B. Yeats -

 

Cliché e archetipi: uno scontro tra titani

Ci si potrebbe chiedere perché il termine «archetipo» sembri essere in rapporto esclusivamente con la letteratura. La stessa domanda potrebbe essere posta riguardo al «cliché»: perché è quasi esclusivamente verbale nella sua associazione?

(…) Il cliché non è necessariamente verbale, anzi è una caratteristica attiva che struttura e sonda la nostra consapevolezza. Esso svolge molteplici funzioni, dalla liberazione dell’emozione al ricupero di altri cliché, sia dalla vita conscia che inconscia.

La misura con cui il mondo reale è condiviso dal linguaggio è misteriosa (ed oggetto di ampia discussione filosofica), ma presenta delle somiglianze con l’effetto che invenzioni e tecnologie hanno a loro volta sul linguaggio. Si può quindi indagare il rapporto (linguistico) tra archetipo e cliché studiandone le relazioni nel mondo non linguistico. Un palo da cui sventola una bandiera è un complesso sistema di recupero di informazioni, che ne portano a loro volta di nuove: di che nazione è la bandiera? Di quale tessuto? Una sola immagine è quindi in grado riportare all’intera storia di una nazione o dell’industria tessile.

L’archetipo è una coscienza o consapevolezza ricuperata. Di conseguenza è un cliché ricuperato, un vecchio cliché ricuperato da un nuovo cliché. Poiché un cliché è una singola estensione unitaria dell’uomo, un archetipo è una citazione in espansione, un mezzo, una tecnologia, o ambiente. (…) Il cliché è incompatibile con altri cliché, ma l’archetipo è estremamente coesivo; i residui di altri archetipi vi aderiscono quando consapevolmente ci mettiamo a ricuperare un archetipo, inconsapevolmente ne ricuperiamo altri; e questo ricupero avviene in un processo di regresso all’infinito.

La potenza delle immagini archetipali sta alla base della loro diffusione attraverso tutte le forme di comunicazione. La scenografia di un teatro, un abito di sartoria, un paesaggio, comunicano messaggi e informazioni quanto un dialogo tra personaggi. Ciascuno di questi elementi collabora alla fruizione del messaggio finale.

Archetipi, topos e cliché fanno parte della nostra storia condivisa. Sono ciò che ci permette di comunicare gli uni con gli altri in modo efficace. E questo è tutt’altro che banale.

 

TITOLO: Dal cliché all’archetipo: L’uomo tecnologico nel villaggio globale

AUTORE: Marshal McLuhan

EDITORE: Sugarco Edizioni

 

Dal cliché all'archetipo, di Marshall McLuhan
Dal cliché all’archetipo, di Marshall McLuhan

Leave a Reply