Il lavoro dello scrittore: scrivere tanto, scrivere bene

In un articolo precedente, mi sono dilungata sul paradosso esistente tra lo scrittore e la sua opera. Il problema dei paradossi è che, se si buttano fuori dalla porta, entrano dalla finestra – quindi eccomi a combattere di nuovo sullo stesso terreno, ovvero la natura del lavoro dello scrittore. Che è, ne conveniamo tutti, scrivere. Ma…

Se il lavoro dello scrittore è scrivere, non significa forse che tutti coloro che scrivono sono scrittori?

Basta il semplice atto di battere dei tasti, di unire delle lettere a fare parole e poi frasi a renderci scrittori? L’analfabetismo è stato sconfitto (almeno nei principi), quindi siamo tutti scrittori? Se fosse vero, avrebbero ragione i detrattori di Martin Eden. Che valore ha uno scrittore, se il suo lavoro consiste nel fare ciò che tutti, dai sei anni in su, sono in grado di compiere?

Gatto urlante
Il lavoro dello scrittore è più duro di quanto si possa pensare…

Dubito che qualcuno si sia mai espresso in modo così netto nei confronti della scrittura, ma ciò non significa che questo pensiero non si sia mai affacciato nella mente di qualcuno, in modo più o meno conscio. Di certo è la base di tutti i ragionamenti sull’assenza di anticipi agli scrittori! Ci casca persino Wikipedia:

Uno scrittore è chiunque crei un lavoro scritto, sebbene la parola designi usualmente coloro che scrivono per professione, e chi scrive in diverse forme e generi più o meno codificati. 

Gran parte degli scrittori® (o presunti tali) si ribella a questa definizione, scrivendo lunghi melodrammatici articoli come questo, sulla “Differenza tra uno scrittore e una persona che scrive”. Da parte mia, piuttosto che mettere in campo criteri labili come sensibilità e inventiva – difficili da comprovare e decisamente soggettivi – preferisco un approccio più scientifico.

Un approccio scientifico a un problema umanistico

Il metodo scientifico richiede quantità (qualità?) misurabili, quindi lasciamo perdere talento (chi di voi ha mai pensato che un autore pubblicato non ne avesse affatto?), canone (il mio canone non è il vostro, e di certo non è quello americano) e attualità (la nostra visione è per natura parziale, cosa è attuale e cosa non lo è?) per concentrarci su:

  • Tempo. Lo scrittore è qualcuno che dedica giorni, mesi, anni all’attività che si è preposto – non fantasticare, ma scrivere.
  • Grammatica. In qualsiasi lingua stia scrivendo, lo scrittore deve farlo seguendo le regole grammaticali fondamentali. In altre parole, deve essere in grado di costruire frasi di senso compiuto, comprensibili ad altri che a lui, cioè portatrici di senso.
  • Struttura. Che si tratti di un romanzo, un racconto o un saggio, ogni forma di scrittura ha la propria struttura preferenziale. Nel caso di una storia, essa deve avere un inizio, uno sviluppo e una fine. Un trattato scientifico si compone di introduzione, metodologie usate, risultati, discussione e conclusione.
  • Ritmo. Perché le frasi appaiano esteticamente pregevoli, lo scrittore deve sentirne il battito:

Beneath memory and experience, beneath imagination and invention, beneath words, there are rhythms to which memory and imagination and words all move. The writer’s job is to go down deep enough to feel that rhythm, find it, move to it, be moved by it, and let it move memory and imagination to find words. – Ursula K. Le Guin, “Conversations on Writing”

Come avrete notato, nessuna di queste categorie comprende dati di altro genere: il numero di copie vendute, quello di libri pubblicati. Non temete, però: sarà oggetto del prossimo articolo di questa serie!

 

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