Cinque motivi per partecipare al festival letterario di Hay-on-Wye

A meno che non siate assidui frequentatori del Galles, che abbiate letto “Le ore invisibili” di David Mitchell o che vi siate imbattuti in qualche brochure, dubito abbiate mai sentito parlare dell’idillica cittadina di Hay-on-Wye, e del festival letterario che vi si tiene da decine d’anni i primi di giugno: il Hay Festival. Hay-on-Wye è nota anche come “la Città dei Libri”, per le sue numerose e specializzate librerie (ce ne sono per tutti i gusti: da quelle che vendono solo gialli, a quelle di libri per l’infanzia, a quelle dell’usato) – e già per questo merita una visita. Circondata dalle belle colline gallesi e dal fiume Wye, che fa da confine tra Galles a Inghilterra, una volta l’anno la minuscola Hay-on-Wye diventa il punto di ritrovo di migliaia di appassionati di letteratura, pronti ad infiammarsi in dibattiti di attualità, incontrare i propri beniamini oppure girovagare tra le bancarelle di novità letterarie.

Ma se questo non basta a convincervi, ecco cinque motivi per cui visitare il festival di Hay-on-Wye almeno una volta nella vita. Se siete come me, non riuscirete a fare a meno di tornarvi comunque…

1. Per trovarci i vostri autori (e attori) preferiti.

Che siano europei, africani o americani, è molto probabile che i vostri autori preferiti e più popolari siano passati da Hay-on-Wye. Ogni anno sul palco del festival si susseguono centinaia di presentazioni e dibattiti per tutte le fasce di età e sui temi più disparati. Che siano libri per bambini, romanzi, indagini di attualità o graphic novels, potete stare sicuri di trovare gli autori saranno accanto alle proprie creazioni. O, con un po’ di fortuna, potreste ascoltare qualche attore leggerne dei brani – come Benedict Cumberbatch nell’edizione 2018.

Neil Gaiman
Come quella volta, nel lontano 2015, che Neil Gaiman mi autografò romanzo e quaderno degli appunti. Era circa mezzanotte…

Ospiti di questa edizione: Eoin Colfer (Artemis Fowl), Philipp Pullman (La Bussola D’Oro, Il Cannocchiale D’Ambra, Il Rubino di Fumo…), Margaret Atwood (Il racconto dell’ancella)… Se ve lo siete perso, non preoccupatevi: potete riascoltare alcuni degli interventi su Hay Player.

2. Per andare a caccia di autografi.

autografo
Autografi di Eoin Colfer, Andrew Donkin e Giovanni Rigano alla presentazione della graphic novel “Illegal”.

Autografi e prime edizioni sono il premio di chiunque sia in grado di aspettare per più di un’ora in coda per incontrare il proprio autore preferito. Le file sono interminabili, ma muniti di libro già all’ingresso, potrete leggerlo dalla prima all’ultima pagina prima di incontrarne il creatore! Parlando per esperienza: gli scrittori che si prestano a queste ore di supplizio sono persone squisite, e che amano sinceramente dialogare con il proprio pubblico. Quindi non siate timidi (ma pazienti)!

3. Per vivere l’esperienza unica di un festival britannico.

Il Regno Unito è terra di festival; e sebbene siano quelli musicali (per esempio, Glastonbury) a fare più notizia all’estero, ne esiste in realtà una miriade, dedicata ai temi più disparati. Partecipare a un festival britannico è quindi una vera esperienza culturale e sociale! Dormire in tenda sull’umido suolo britannico e farsi largo nel fango con gli indispensabili stivali di plastica fanno parte del pacchetto.

Tra l’altro, al secondo 0:42 si vede il mio stand di divulgazione scientifica. <3 

4. Per venire a contatto con nuove idee.

Il festival di Hay-on-Wye non è solo libri. I dibattiti sono accesissimi, e non finiscono sul palco. Attraversando i cortili, potrete ascoltare uomini e donne di ogni età discutere animatamente di femminismo, economia, diritto, politica – nessun argomento è tabù in questa zona franca della cultura. Approfittatene per ricordarvi che nel mondo esistono tante opinioni quante persone, e che dialogando si abbattono i muri.

Poets for hire
Per non fare brutte figure, a volte è meglio affidarsi a dei professionisti…

5. Perché due festival sono meglio di uno.

Se tutto questo non vi basta, sappiate che contemporaneamente al Hay Festival (nelle stesse date e a pochi chilometri di distanza) si tiene un secondo festival, un po’ più di nicchia, chiamato How The Lights Get In Festival. Se il Hay Festival è dedicato soprattutto alla letteratura, il secondo si occupa di filosofia e musica. Potrete fare colazione con un filosofo discorrendo della natura del tempo, ascoltare un dibattito tra filosofi e scienziati sul legame tra esperienza e reale, oppure godervi un concerto di musica swing sotto una grande tenda conica.

Anche se non siete amanti dei festival nostrani, non lasciatevi scappare l’opportunità di venire a Hay-on-Wye. Nei miei viaggi non ho mai trovato nulla di simile all’atmosfera che vi si respira, alla gentilezza e cultura delle persone che lo attraversano. Essendo passata dall’essere semplice visitatrice all’avere uno stand (scientifico!) al Hay Festival, queste impressioni mi sono state ulteriormente confermate. Abbiamo bisogno di Hay-on-Wye!

 

 

 

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