Dalla penna al mondo: gli autori che hanno inventato la Scozia

Cosa sappiamo della Scozia? Saltano in mente immagini di castelli, pozze d’acqua scura e immobile, cornamuse e clan di uomini in kilt. Fantasmi, whisky e distese di erica selvatica. Molto più di altri luoghi, l’impressione che abbiamo della Scozia è però mediata dai racconti che ne hanno fatto i suoi scrittori – a partire da Sir Walter Scott, a cui si deve l’esplosione turistica scozzese, fino a J. K. Rowling, i cui tour tematici appassionano adulti e bambini in egual misura.

La capitale Edimburgo, soprattutto, è una mappa in cui si intrecciano realtà e immaginazione.

Sir Walter Scott e la creazione del costume tradizionale

Nel 1822, l’impopolare sovrano Giorgio IV decide di visitare la Scozia, regione del regno dimenticata dai monarchi da oltre due secoli. La notizia scatena l’entusiasmo della nobiltà scozzese, ma la rarità dell’evento significa che nessuno è in grado di organizzare qualcosa di tale portata. È così che viene chiesto l’aiuto dello scrittore Walter Scott, già responsabile del ritrovamento dei gioielli della corona scozzese (sepolti cento anni prima in un’ala del Castello di Edimburgo, e dimenticati), attivamente impegnato nella riscoperta delle tradizioni e leggende locali e autore di veri e propri best-sellers ambientati nelle misteriose Highlands. Chi meglio di lui, quindi, per inventare uno spettacolo degno di un Re, e una nuova immagine per la Scozia? E infatti, al termine della visita la Scozia si ritrova non solo vestita di tweed e tartan, ma anche realmente unita, essendosi finalmente lasciata alle spalle le antiche divisioni tra highlanders e lowlanders.

I mostri di Robert Louis Stevenson

La città di Edimburgo appare vivida nelle descrizioni che ne fa R. L. Stevenson, ma la sua fascinazione è piuttosto per il contrasto tra la città nuova (georgiana, in cui abitava l’autore), e quella vecchia (medioevale), separate dal prosciugato Nor’ Loch. I distinti caratteri della capitale scozzese, in così apparente contrasto – e nettamente separati da un luogo di morte, poiché il lago preesistente era stato nel tempo fogna cittadina e tomba di streghe – sono stati spesso indicati come una delle possibili influenze per la creazione del suo ‘Jekyll e Hyde’. Ma l’ispirazione si trova poco più lontano: è Deacon Brodie, di giorno costruttore di mobili, di notte sinistro criminale. Creava scompartimenti segreti nei suoi armadietti, in cui i clienti potessero conservare i loro preziosi; e nella notte, con un duplicato della chiave, li derubava proprio di questi.

Arthur Conan Doyle, medico e investigatore

Giovane studente di medicina presso l’Università di Edimburgo, Arthur Conan Doyle ha l’occasione di incontrare altri futuri autori: il già citato Stevenson e James Barrie (il creatore di ‘Peter Pan’). Ma sono le qualità eccezionali di uno dei suoi insegnanti, il Dr. Joseph Bell, a impressionarlo realmente. Il dottore è un maestro di osservazione, deduzione, logica e diagnosi… Tutte qualità che ritroviamo nel celeberrimo Sherlock Holmes quanto nello stesso Doyle, più volte impegnato a collaborare con Scotland Yard per scagionare un innocente accusato ingiustamente. Eppure, nonostante sia un campione del buon senso (per esempio, invita Churchill a fornire giubbetti gonfiabili e canotti alle truppe impegnate nella Prima Guerra Mondiale) l’atmosfera gotica e magica della città scozzese riesce a permeare in Doyle, che negli ultimi anni della propria vita si dedica allo studio dell’occulto e allo spiritismo. Non è certo un caso, se Edimburgo è considerata la città più infestata d’Europa…

La Scozia magica di Joanne Kathleen Rowling

In tempi più recenti, Edimburgo è diventata la città di riferimento per tutti i fan di Harry Potter (al punto che, con grande scandalo, il pub ‘Sir Arthur Conan Doyle’ è stato recentemente ribattezzato ‘J.K. Rowling’). Seduta a un tavolo del ‘The Elephant House’, la squattrinata scrittrice poteva osservare la George Heriot’s School da una parte e il castello di Edimburgo dall’altra.

‘The Elephant House’, il bar dove hanno preso forma gran parte delle avventure del maghetto.

Le torrette medioevali della scuola, la divisione dei suoi studenti in quattro ‘case’ identificate da un colore erano ben note alla Rowling. Come pure lo stadio multicolore che viene eretto ogni estate nella collina sottostante il castello. O la sede della Banca di Scozia, situata lungo la via principale della città; e la strada di ciottolato che curva verso sinistra, con un pub (la ‘Diagon House’) e un negozio di scherzi. E che dire del Greyfriars Kirkyard, in cui giacciono i resti mortali di un certo Thomas Riddell, una Elizabeth Moodie e del pessimo poeta William McGonagall?

Si tratta certo di una serie di incredibili coincidenze – O forse c’è davvero qualcosa di magico nell’aria di Scozia. Non rimane che chiedersi se la magia sia scaturita dalle parole degli autori che l’hanno ri-immaginata e raccontata, o se sia sempre stata lì, pronta a essere incanalata dall’immaginazione di uno scrittore in cerca di ispirazione.

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