Oltre il genere: superare il binarismo linguistico

Al sessismo della lingua italiana abbiamo già dedicato un post; e per chi volesse approfondire la questione rimandiamo al limpido articolo scritto da Vera Gheno “ministra, portiera, architetta: le ricadute sociali, politiche e culturali dei nomi professioni femminili”. L’articolo di Gheno contiene una splendida disamina delle dieci obiezioni ricorrenti all’introduzione dei femminili professionali, oltre a rimandi a fonti esterne relative alla storia della lingua e dei mutamenti intrinseci in essa, e a linee guida per stilare documenti non sessisti.

Parallelamente a questa battaglia, però, se ne sta combattendo un’altra. Sempre più autori e autrici (provenienti soprattutto dal mondo della fantascienza, per i motivi che esporremo ora) iniziano a interrogarsi sulle limitazioni linguistiche del binarismo di genere. Infatti, la lingua italiana obbliga all’incasellamento in maschile e femminile anche quando ci si approccia a una persona o a un gruppo di persone di genere non-binario (quanti si identificano in entrambi i generi o in nessuno dei due). O a qualcuno la cui descrizione esula dalla presenza di genitali di un tipo o dell’altro: alieni, nel senso sia letterale che etimologico del termine.

Verso un linguaggio neutro

Per quanto concerne la lingua italiana, il problema dell’inclusività si manifesta in due forme, che tratteremo in due articoli separati: da una parte, la questione delle desinenze e della concordanza. Dall’altra, il problema dei pronomi.

Qui andremo a esaminare le soluzioni identificate da parlanti e scriventi per la prima problematica. Si tratta di proposte nate dall’esigenza comunicativa dei singoli, perché ad oggi non esiste una risposta standardizzata quanto una miriade di discussioni, tentativi, proposte. È possibile che nessuna delle soluzioni qui citate si imponga sulle altre, ma ne venga costruita una ancora imprevista. Possiamo solo fotografare l’oggi.

Aggirare il genere definito: circonlocuzioni

Il primo passo verso una narrazione inclusiva prevede l’abbattimento delle etichette onnicomprensive. In altre parole, la sostituzione di alcuni vocaboli plurali con altri (già esistenti), in modo da limitare la fastidiosa estensione di senso da un tratto particolare a un’intera categoria. Di seguito alcuni esempi:

  • I lettori: Può essere sostituito con pubblico, lettorato, utenti. Oppure con parafrasi: chi ci/mi legge, le persone che leggono. A noi piace usare “moedensi”.
  • Gli uomini: Tutte le persone, l’umanità.
  • I disabili: Le persone con mobilità ridotta.

Il problema dei termini presentati a sinistra è legato all’utilizzo del maschile sovraesteso, e alla dissimetria grammaticale che ne deriva.

Concordanza e senso per desinenze non-binarie

Ovviamente, non è sempre possibile sostituire un vocabolo con uno neutro, soprattutto quando è necessario procedere alla descrizione di un singolo. Da questo nasce l’esigenza di nuove desinenze per garantire la concordanza di aggettivi e sostantivi. Prendiamo per esempio la perifrasi “cari tutti”. In questa forma presuppone un uditorio totalmente fatto di uomini o, in base alle regole grammaticali attualmente in uso, un insieme di uomini e donne (maschile sovraesteso). D’altra parte, “care tutte” implica un uditorio completamente femminile (il femminile sovraesteso non si è ancora diffuso sufficientemente da poter rappresentare un uditorio in prevalenza femminile). Per rivolgersi a un pubblico eterogeneo, nessuna delle due soluzioni pare adeguata. Ecco alcune quindi possibilità:

La doppia forma

Una soluzione parrebbe l’utilizzo della doppia forma: cari tutti e care tutte – scelta che però riporta all’ambiguità del maschile sovraesteso nell’includere persone gender-fluid. Risultato analogo per la barra, il mix e il mix puntato: cari/e tutti/ecarei tutteicare.i tutte.i. Il mix puntato puo’ creare delle difficoltà nella lettura a persone non neurotipiche, vista la sovrapposizione con l’usuale punteggiatura.

L’omissione

Questa soluzione prevedere di troncare la parola in prossimità della desinenza: car tutt.

Segni di interpunzione

In questo caso, la desinenza viene sostituita da un grafema non associato all’alfabeto IPA. Esempi sono chiocciola (car@ tutt@), asterisco (car* tutt*), apostrofo (car’ tutt’), trattino basso (car_ tutt_). Sebbene semplici da utilizzare in forma scritta, queste soluzioni non sono implementabili nella comunicazione orale. Inoltre, come nel caso del mix puntato presentato in precedenza, l’apostrofo può creare confusione qualora si andasse a sovrapporre con le attuali regole grammaticali.

Nuove desinenze

Una strada già praticata all’estero consiste nella creazione di desinenze ad hoc. Sono state proposte le seguenti: 

  • La desinenza in -u: caru tuttu.
  • La desinenza in -x: carx tuttx.
  • La desinenza in -y: cary tutty.
  • Lo schwa: carз tuttз.

La desinenza in -x pone dei problemi di pronuncia che non sono presenti nelle altre soluzioni proposte. A loro volta, le desinenze in -u e in -y hanno però dei limiti nella distinzione tra singolare e plurale.

Lo schwa

Ad oggi, la proposta più strutturata è senz’altro quella dello schwa. Si propone l’aggiunta di due lettere già presenti nell’alfabeto IPA e in svariati dialetti italiani (tra cui napoletano, ciociaro, piemontese): lo schwa breve ə per il singolare e lo schwa lungo з per il plurale.

Ci sono alcuni casi più complessi, ovvero quelli di tutte le parole che si declinano in modo irregolare, non cambiando solo la desinenza fra maschile e femminile. Il caso più comune è quello dell’articolo determinativo, sia al singolare che al plurale. Per quanto riguarda la declinazione di quello al singolare, proponiamo che la versione inclusiva di il / la sia  e quindi scriveremo, ad esempio, lǝ maestrǝ.
Analogamente, al plurale, laddove si usa i / gli al maschile e le al femminile, si può declinare in senso inclusivo con . (…) 
Pertanto, ad esempio, poeta / poetessa sarà declinato come poetǝ, mentre pittori / pittrici sarà declinato come pittorз.

Tratto da italianoinclusivo.it

Paradossalmente, proprio il grande livello di dettaglio di questa proposta la rende di difficile applicazione, in quanto richiede di ripensare le norme di utilizzo articoli, preposizioni articolate e apostrofi; oltre a richiedere esercizio a chi non ha dimestichezza con la sua fonetica.

È praticamente impossibile prevedere quale di queste (o altre) soluzioni si imporrà a creare un nuovo genere neutro, ma l’acceso dibattito sulla questione e la mole di opzioni testimoniano la necessità di una soluzione condivisa. Sempre più persone desiderano che i proprio messaggio raggiunga e si adatti a un pubblico eterogeneo e variegato: la forma deve dunque adattarsi a questi nuovi contenuti.

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