Ambientazione fantasy: l’Italia anche no…

L’ambientazione di un libro non è mai facile da realizzare, figuriamoci quando si parla di narrativa fantastica.
Trovare il posto giusto in cui far crescere e sviluppare una storia è un’impresa titanica e sono tanti i fattori sui quali concentrarsi. Tra questi dovrebbe esserci una buona dose di conoscenza, da parte dell’autore, di quell’ambientazione (sia se è totalmente fantastico, sia se un luogo reale).
Se si sceglie di sviluppare la propria storia in un mondo fantastico, inventato di sana pianta, ci si scontra con l’immenso problema del worldbuilding e con tutti i crucci e i benefici ad esso connesso. Ma se si opta per un luogo reale, in cui aggiungere l’elemento fantastico, bisognerebbe conoscerlo – se non come le proprie tasche, almeno bene.

Personalmente ho diverse cartelle e file di racconti e storie iniziate – e ancora non completati, purtroppo –  che si sviluppano nei luoghi della mia infanzia o di viaggi o di estati passate con amici. Non sono solo storie di ambientazione italiana, è vero, ma sono luoghi noti. Perché se non si è partecipi di quel posto, se non lo si sente proprio, si scivola facilmente nel cliché.

Quindi è un po’ difficile per me capire perché gli scrittori di fantasy nostrani snobbino la propria terra.

Offriamo una gran varietà di tipi di città, dal paesello di montagna valtellinese a quello di pescatori siciliani, dalla grande città metropolitana (Milano, Torino, Roma) a quelle più romantiche (Venezia, Firenze, Verona), nel mezzo abbiamo campagne a perdita d’occhio, colline e porti di mare. Ognuno porta con sé tutta una sfilza di opportunità, descrittive e stilistiche. E ognuno porta con sé, certamente, una leggenda o una storia a cui ispirarsi.

Miti e leggende

Perché, in quanto a miti e leggende a cui attingere, non siamo secondi a nessuno.
Abbiamo le celebri streghe di Benevento, che non fanno invidia di certo a quelle di Salem. Il nostro buon esercito di fantasmi e case stregate (Milano ne è piena, più di quanto ci si aspetti – in “Fantasmi di Milano: un appassionante viaggio nei luoghi più segreti della città” di Giovanna Furio se ne leggono di interessanti.)
Anche di mostri, ne abbiamo: Incubi e Succubi, sono di origine romana; la strega che rapisce i bambini, al nord è conosciuta come La Borda; non abbiamo forse lupi mannari, ma il Gatto Mammone, fa paura lo stesso… Per non parlare della caccia selvatica, dove è il diavolo stesso a guidare un gruppo di mastini infernali a caccia nella notte secondo le credenze della Valle Brembana.
E non dimentichiamoci tutte le storie legate ai Santi e al Cristianesimo che affondano le radici in Italia.

Basta fare un giro in biblioteca, cercando tra quei vecchi volumi impolverati, o due chiacchiere con i nonni: loro se ne ricordano alcune tramandate oralmente.

Autori italiani e stranieri a confronto

Nonostante tutto questo oro che cola, gli esempi di scrittori italiani di fantasy che hanno abbracciato la propria terra a saltarmi alla mente, non sono tanti: Luca Tarenzi, sia in “Quando il diavolo ti accarezza” che in “Di metallo e di stelle”; Francesco Dimitri, nel suo “Pan” e nel suo “La ragazza dei miei sogni.” L’ormai scomparso Giuseppe Pederiali con il suo “Il tesoro del Bigatto” che, non solo sceglie l’Italia, ma la trasforma completamente in un gioiello fantasy. Pure, facendo una ricerca su internet si vede che la questione sta virando pian piano, e si comincia nuovamente a parlare di med-fantasy (fantasy mediterraneo). Temo però, che ancora non ci siamo…

Al contrario, autori stranieri scelgono di ambientare le loro storie qui da noi da molto tempo: la fortunata saga di “Cuore di inchiostro”  di Cornelia Funke (anche se molti altri suoi libri sono ambientati in città italiane); la serie “Stravaganza” di Mary Hoffman; una parte della saga di Twilight è ambientata a Volterra; se passiamo a un genere più vicino al thriller, ci sono “Angeli e Demoni” e “Inferno” di Dan Brown. 

La dignità del fantastico italiano

Credo che uno dei problemi legati a questa scelta, oltre al mercato completamente saturo di prodotti stranieri, sia l’atteggiamento generale che il fantasy subisce nel nostro paese. Già non viene preso sul serio come genere, nemmeno se l’ambientazione è una delle più classiche di matrice tolkieniana, figuriamoci se il romanzo è ambientato nelle province italiane…

E voi che ne pensate? Credete che un fantasy ambientato in Italia abbia meno appeal di uno in America o in un mondo fantastico?

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