Quale futuro per il fantastico? Una lezione dagli Hugo Awards

Pochi giorni fa si sono tenute le premiazioni per i prestigiosi Hugo Awards (di cui ho già parlato diffusamente qui). Un’edizione che farà la storia, e non soltanto per l’incredibile primato dell’autrice N. K. Jemisin, prima a vincere un premio Hugo per ciascuno dei libri di una trilogia (The Broken Earth Trilogy)… Nonché la prima donna di colore a vincere il Hugo Award per miglior romanzo nel 2016.

N.K. Jemisin vince gli Hugo Awards per il terzo anno di fila.

Questo straordinario riconoscimento arriva a sancire la fine di un’era in cui la narrativa fantastica e fantascientifica è stata dominio quasi esclusivo di una minoranza. Sembra ovvio, ma lo sottolineerò ugualmente: limitare l’accesso al pubblico di opere di scrittori e scrittrici appartenenti a diversi gruppi etnici, orientamenti religiosi o sessuali, non è una scelta stilistica. È una scelta etica. E come tutte le decisioni volte a negare una parte della realtà che ci circonda, ha fatto dei danni – creato delle dinamiche tossiche, alienato uomini e donne da storie in cui avrebbero potuto riconoscersi, minato le basi per una comprensione empatica dell’altro.

Per fortuna, le cose stanno cambiando; ma quest’onda è ancora ben lontana dal raggiungere le coste del Bel Paese. Noi scrittori italiani siamo spesso (colpevolmente?) ignari delle discussioni che definiscono l’etica della nostra disciplina. Rimaniamo in disparte, ciascuno nella sua torre d’avorio, mentre intorno infuria una bufera di idee. Ma non è solo nostra negligenza. Da decenni le scelte editoriali di pochi grandi gruppi hanno contribuito a perpetrare gli stessi schemi nocivi di cui la narrativa fantastica statunitense cerca infine ora di liberarsi.
D’altra parte, anche per loro questa, come tutte le rivoluzioni, non è arrivata da un giorno al successivo. Come tutte le rivoluzioni, ci sono stati (ci sono ancora) più schieramenti.

Nuove voci per descrivere un nuovo mondo

Già negli anni ’70, l’acclamata autrice Ursula K. Le Guin puntava il dito contro gli Hugo Awards (The Wave of the Mind), statistiche alla mano, dimostrando inequivocabilmente l’esistenza di una lobby impegnata a mantenere lo status quo: la narrativa di genere era esclusivamente maschile e bianca. I giudici del premio erano uomini e bianchi. Questo, nonostante gli autori di speculative fiction si dividessero 50:50 in uomini e donne. In un accorato appello datato 1983, la scrittrice invitava le donne a liberarsi da un linguaggio, un senso della storia prettamente maschile e trovare la propria voce:

Well, we’re already foreigners. Women as women are largely excluded from, alien to, the self-declared male norms of this society, where human beings are called Man, the only respectable god is male, the only direction is up. So that’s their country; let’s explore our own. – Ursula K. Le Guin, Mills College Class of ’83 graduation speech

Nel 2014, l’autrice aggiungeva:

I think hard times are coming when we will be wanting the voices of writers who can see alternatives to how we live now and can see through our fear-stricken society and its obsessive technologies to other ways of being, and even imagine some real grounds for hope. We will need writers who can remember freedom. Poets, visionaries, the realists of a larger reality. – Ursula K. Le Guin, National Book Award Speech

Nascita e morte dei Sad Puppies

Forse non molti ne sono a conoscenza, anche perché trattasi di storia vecchia, quindi ecco un breve riassunto dell’incresciosa faccenda nota come Puppygate. Siamo nel lontano 2015. Un gruppo di scrittori e lettori di inclinazione conservatrice (presto identificato con il nome collettivo Sad Puppies o Rabid Puppies) afferma di non essere adeguatamente rappresentata nei Hugo Awards. Per contrastare il fiorire di nomination di autori e autrici di colore e di diverso orientamento sessuale o religioso, il gruppo mette insieme una lista di scrittori e romanzi che vogliono siano votati.

The book has a spaceship on the cover, but is it really going to be a story about space exploration and pioneering derring-do? Or is the story merely about racial prejudice and exploitation, with interplanetary or interstellar trappings? – Brad Torgersen, SAD PUPPIES 3: The unraveling of an unreliable field, Feb 2015

Una imponente campagna mediatica porta questi romanzi in finale, di fatto permettendo ai Puppies di dominare l’edizione 2015 degli Hugo Awards. Allo stesso tempo, un ampio spettro di autori (alcuni dei quali, nominati dai Puppies stessi) ne contesta l’opera, boicottando la manifestazione. Gli Awards per ben cinque categorie non vengono consegnati.
La situazione si ripete nel 2016 e nel 2017, ma l’influenza dei Puppies è sempre più piccola – anche grazie all’introduzione di un nuovo sistema di nomination e di voto. Proprio le nuove modalità di voto hanno permesso di ridimensionare le cifre circa l’entità del fenomeno.

Ciò non significa che abbia smesso di esistere. Ma significa anche che il futuro del fantastico c’è, ed è diverso da qualsiasi cosa abbiamo visto fino a questo momento. È un futuro di nuove idee e di possibilità inesplorate. È un futuro possibile: se non possiamo immaginarlo, come possiamo crearlo?

Quale futuro e quale passato? 

So as I stand here before you, beneath these lights, I want you to remember that 2018 is also a good year. This is a year in which records have been set. A year in which even the most privilege-blindered of us has been forced to acknowledge that the world is broken and needs fixing—and that’s a good thing! Acknowledging the problem is the first step toward fixing it.

I look to science fiction and fantasy as the aspirational drive of the Zeitgeist: we creators are the engineers of possibility. And as this genre finally, however grudgingly, acknowledges that the dreams of the marginalized matter and that all of us have a future, so will go the world. (Soon, I hope.)

And yes, there will be naysayers. I know that I am here on this stage, accepting this award, for pretty much the same reason as every previous Best Novel winner: because I worked my ass off. I have poured my pain onto paper when I could not afford therapy. I have studied works of literature that range widely and dig deeply, to learn what I could and refine my voice. I have written a Million Words of Crap and probably a Million More of Meh. – N.K. Jemisin

È possibile leggere l’intero discorso di N.K. Jemisin, tenuto in occasione della cerimonia di premiazione degli Hugo Awards qui.

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