Sinossi, l’incubo peggiore di ogni scrittore

Se siete degli aspiranti scrittori e avete un manoscritto nel cassetto, vi sarà capitato – o vi capiterà a breve – di dovervi scontrare con la sinossi della vostra opera. Perché?
Perché la sinossi è il biglietto da visita da inviare agli editori con il manoscritto.
Dietro questo testo che riempie poco meno di una pagina word, si celano grandi misteri e dicerie: chi dichiara che è l’unica cosa che leggono gli editori, chi dice che non serve a nulla se non far impazzire gli scrittori, costretti a condensare in poche righe ciò che fino a quel momento stava in un libro intero.
La realtà probabilmente, come per tante cose della vita, starà nel mezzo.

Realizzarla non è facile – anzi è un vero incubo – soprattutto perché, come già detto, la sinossi deve condensare il libro in meno di una pagina e deve essere in grado di trasmetterne il messaggio, l’atmosfera, le implicazioni, la crescita dei personaggi e la giusta dose di pathos da invogliare alla lettura.
Per uno scrittore non è facile ovviamente, perché è come chiedere a una madre com’è il proprio bambino e perché dovrebbe essere preso nella prestigiosissima e costosissima scuola privata su Marte…
Insomma, ci siamo intesi.

Forse la situazione è anche peggiorata negli ultimi anni, che si pretende sempre più dagli altri, che si crede che nella vita se non sei multitasking e super social sei spacciato. E in molti credono che la sinossi sia un prodotto “pubblicitario” una campagna marketing per convincere l’editore che il prodotto che vogliamo proporre è il migliore.
E in parte è vero, è proprio il compito di una sinossi, ma non bisogna perdere di vista il vero obbiettivo: far trasparire l’essenza del libro.

Qualche dritta

Girando su internet si scoprono guide su guide, datate o meno, su cosa deve essere una sinossi, cosa deve contenere e cosa non deve.
Volendo fare il punto della situazione, si può riassumere la situazione più o meno in pochi punti:

  1. non deve essere un riassunto e non deve essere troppo concisa: non deve trasparire solo la trama del libro, quanto le parti essenziali e importanti. L’essenza del libro.
  2. non deve essere auto-celebrativo: una bella dose di umiltà non ucciderà né voi né il vostro manoscritto, ma di sicuro non vi farà passare dei palloni gonfiati.
  3. non deve leccare i piedi dell’editore, vedi punto sopra. Se non è apprezzabile qualcuno che si incensa, perché dovrebbe piacere un lecchino? Se volete comunicare che avete fatto qualche ricerca nel loro catalogo per capire se il vostro manoscritto fosse in linea con loro, fatelo. Ma sempre con umiltà, senza sparare che vi siete letti ventimila delle loro pubblicazioni. Non vi crederanno mai, anche fosse vero.
  4. non deve essere una pubblicità. Qui si torna al discorso di prima: non è un volantino propagandistico o di marketing. Si deve capire che state parlando di una creatura alla quale avete dedicato tempo e fatica, non il nuovo eco-detersivo auto-pulente per le case del futuro… Lasciate gli slogan al marketing delle aziende.
  5. leggete, leggete, leggete. Libri? No. Leggete le simpaticissime pagine “Invio manoscritto” dei siti degli editori. Lì troverete sicuramente dei consigli e delle guide su quello che quel determinato editore si aspetta. Inutile scrivere ottantamila battute se poi ne sono richieste 2000…

Ecco, ora mi tocca scusarmi: mi ero ripromessa che questo post non sarebbe diventato una guida sulle sinossi… Perdono, mi sono lasciata trasportare.
Ma a questo punto, visto che ho fatto 30, faccio anche 31: date un’occhiata a questo video di Bookblister per schiarirvi ancor di più le idee sull’invio manoscritti agli editori, davvero utile.

A questo punto spero solo di non avervi annoiato!

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