“Le streghe in eterno” di Alix E. Harrow: analisi e critica

Inauguriamo la rubrica dedicata alla critica letteraria del genere fantasy con un romanzo che ha fatto molto parlare di sé. Pubblicato in Italia nel settembre 2021 da Mondadori, “Le streghe in eterno” è il secondo romanzo dell’autrice statunitense Alix E. Harrow, già nota per “Le diecimila porte di January”.

Il libro: “Le streghe in eterno”

Nel 1893 non esistono streghe. Un tempo sì, c’erano, negli oscuri giorni selvaggi prima che iniziassero i roghi, ma adesso la stregoneria è solo una questione di graziosi incantesimi e filastrocche e vecchi racconti per bambini. Se le donne vogliono avere una qualsivoglia forma di potere, devono cercarla nell’urna elettorale. Ma quando le sorelle Eastwood – James Juniper, Agnes Amaranth e Beatrice Belladonna – entrano nell’Associazione per le Donne di New Salem, iniziano a chiedersi se, recuperando antiche parole dimenticate, non sia possibile trasformare quello delle suffragette da un movimento di donne a un movimento di streghe. Inseguite da ombre e morbi, perseguitate da forze che vogliono impedire a una strega di votare – e forse persino di vivere –, le sorelle dovranno immergersi nell’antica magia, tessere nuove alleanze e recuperare il legame che le unisce. Perché le streghe non esistono, ma esisteranno. Le streghe in eterno è un racconto potente che parla di sfide, sorellanza, e del diritto di voto.

“Le streghe in eterno”, Alix E. Harrow. Quarta di copertina.

Analisi testuale e critica

Come è raccontata la storia

Gli eventi del romanzo sono presentati perlopiù in ordine cronologico, con una sovrapposizione tra fabula e intreccio. Il racconto si apre però con un prologo narrato dalla più giovane delle sorelle Eastwoord, James – alla cui voce è affidato anche l’epilogo della vicenda, racchiudendo gli eventi in una cornice ideale e tematica. Inoltre, gli accadimenti sono spesso inframmezzati da parentesi autoconclusive in cui vengono presentati dei retelling di fiabe celebri: la continuità tematica con ciò che accade immediatamente prima e dopo questi inserti dà loro funzione prolettica. 

Dimensione temporale e spaziale

Gli eventi di “Le streghe in eterno” coprono l’arco di un anno. La scelta di ambientare le vicende in un 1893 alternativo è particolarmente significativa: proprio in quell’anno viene infatti dato alle stampe il racconto “Giles Corey” di Mary E.W. Freeman, ispirato proprio a un’imputata dei processi alle streghe di Salem. “Le streghe in eterno” si inserisce quindi nel solco di una tradizione già consolidata di retro-narrazione femminile. Inoltre, il 1893 segna anche una storica vittoria per il femminismo di prima ondata: la Nuova Zelanda è il primo stato a concedere alle donne il diritto di voto.

Gli eventi sono narrati in presa diretta, al tempo presente. 

Le vicende si svolgono quasi interamente nella città fittizia di New Salem, situata a ottanta chilometri dalla sua gemella distrutta, Old Salem. New Salem è descritta come un luogo tetro, inospitale e sporco, un’incarnazione dell’antagonismo dei suoi abitanti nei confronti delle personagge. 

[James] la trova fredda e scialba, come se tutta quella pulizia nel vivere avesse scolorito ogni cosa. Gli edifici sono tutti grigiastri e sobri, senza nemmeno una fioriera o una tenda di cotonina alle finestre. Anche le persone, le cui espressioni suggeriscono che hanno impegni ingrati e importanti da portare a termine, sono grigiastre e sobrie, i colletti inamidati e le gonne abbottonate strette.

A mano a mano che la stregoneria si impone sulla scena (e che le sorelle scoprono di avere alleat* in essa), la città assume caratteri più positivi. In una tradizione ben radicata del fantasy, ciò si accompagna a un peso sempre maggiore del mondo naturale (cielo, boschi, alberi, animali) rispetto al paesaggio urbanizzato.

Di notte il caos e i rumori si affievoliscono abbastanza per sentire il fruscio del vento tra i vicoli, lo zampettio dei gatti randagi, lo stridio e i guizzi dei pipistrelli. La terra nascosta dal selciato sembra più vicina e le stelle brillano ostinate attraverso lo smog e la luce dei lampioni a gas.

Personaggз

Le tre sorelle Eastwood sono protagoniste e narratrici interne della vicenda. La focalizzazione è di tipo interno (e variabile, poiché il punto di vista è alternato tra le tre donne).

Fin dalle prima righe del romanzo, le personagge sono identificate con caratteri archetipici. James è definita dagli aggettivi “giovane” e “selvatica”, Agnes è “forte” e “risoluta”, Beatrice è “saggia” e “vecchia”. Presto diventa chiaro che le tre incarnano rispettivamente l’archetipo della Fanciulla (la donna amazzone), della Madre (la donna giunonica) e della vecchia (la donna minervica). Nell’intento dell’autrice, le tre rappresentano l’intero genere femminile:

«Ogni donna è almeno una delle tre cose. In certi casi tutte e tre, e altre cose ancora.»

Il percorso di ciascuna personaggia coincide con la riappropriazione del proprio archetipo nella sua forma originale, non edulcorata. Il testo è piuttosto didascalico nel presentare il punto di arrivo dei tre archi di trasformazione. Di seguito, per esempio, quello di Beatrice:

Le donne anziane dovrebbero essere confuse e troppo affettuose, nonne distratte che viziano i figli e hanno sempre la zuppa sul fuoco, ma la Vecchia non è nulla di tutto ciò. È quella astuta, quella che sa tutto, la strega troppo saggia che conosce le parole di ogni maledizione e gli ingredienti di ogni veleno. È Baba Jaga e Black Anna; è la fata malvagia che dispensa maledizioni invece che doni per i battesimi.

L’accettazione del proprio “lato oscuro” non è certo una novità nella narrativa (fantastica e non), ma è estremamente raro riscontrare questo topos in una protagonista femminile. Collegando questo momento di epifania con l’inizio della rivincita delle donne-streghe, l’autrice traccia un parallelo tra presa di coscienza e liberazione dall’oppressione patriarcale.

Messaggi

“Le streghe in eterno” è un romanzo figlio del femminismo intersezionale. Che sia un romanzo femminista è intuibile fin dalla quarta di copertina: il tema è quello del potere, in che forme sia veicolato, da chi, e su chi. Purtroppo, il tema centrale del romanzo è anche il punto più debole dell’opera (come vedremo più avanti nella sezione dedicata alla verosimiglianza). 

L’influenza del femminismo intersezionale è meno evidente, ma fondamentale per comprendere le azioni di alcunз personaggз. Il femminismo intersezionale suggerisce che la lotta contro il patriarcato debba tenere conto di tutte le intersezioni che costituiscono l’identità di una persona: cultura, classe, orientamento sessuale, colore della pelle, disabilità. In questo contesto si colloca chiaramente un dialogo di Cloe, donna di colore:

[Cloe] Afferra la maniglia della porta, voltandosi a guardare Bella con il viso duro. «Andrà peggio per me e la mia gente. Come sempre.» 

Oppure lǝ personaggiǝ di Jennie (queer):

Prima che possa esprimere uno qualsiasi di quei sentimenti, Jennie si toglie la parrucca castana. Juniper vede che i capelli color barba di mais sono stati tagliati cortissimi, mozzati brutalmente. Si rizzano in ciuffi sconvolti, come se si rifiutassero di subire in silenzio quella violenza. «Quando mi hanno arrestata, mi hanno gettata nella casa di lavoro maschile, hanno bruciato le mie gonne e fatto questo.» Indica i capelli. Juniper immagina delle sagome d’ombra che la tengono bloccata, lo scintillio argenteo delle forbici, i morbidi riccioli color barba di mais che cadono sul pavimento della prigione.

Intorno alle sorelle Eastwood, coinvolta nei loro piani di rivoluzionari, si muove quindi una nuvola di persone mosse da motivazioni differenti, unite nella lotta contro un regime oppressivo dai mille volti (sociali, politici ed economici). Il risultato è un capolavoro di rappresentazione della diversity e di inclusività.

Verosimiglianza

Come già anticipato, il grosso neo di questo romanzo è rappresentato dalla verosimiglianza. Il problema giace nella premessa della storia, ovvero la sovrapposizione tra potere e stregoneria. Troviamo lodevole che l’autrice non abbia perseguito la strada di una magia genderizzata (si scopre infatti presto che la magia può essere utilizzata da chiunque, a patto di avere volontà, parole e mezzi). Il problema è che la stregoneria è, semplicemente, troppo potente. 

Risulta estremamente inverosimile che il mondo maschile non abbia attinto a un potere virtualmente illimitato e del tutto alla sua portata. Non sembra che le streghe del passato si siano mai fatte remore a insegnare le proprie arti a chiunque volesse apprenderle, e a fronte dell’inequivocabile vantaggio offerto dal poter fare stregonerie (volare, guarire, trasformare il legno in oro…) la scusa del “gli uomini ritengono la stregoneria cosa da donne, e le cose da donne non sono interessanti” non regge. È un ragionamento semplicistico, e rivela una scarsa comprensione del funzionamento delle dinamiche del potere – che viene sì esercitato da chi lo possiede su chi non lo ha, ma che non perde occasione per consolidarsi.

Conclusione

“Le streghe in eterno” di Alix E. Harrow è uno straordinario esempio di rappresentazione inclusiva, e un manifesto politico del femminismo di quarta ondata. A fronte di una caratterizzazione solida e di un tema ben delineato, il romanzo veicola con chiarezza il suo messaggio di sorellanza intersezionale. 

Purtroppo, una fondamentale incomprensione delle dinamiche di potere mina le basi del Worldbuilding del romanzo, facendo emergere problemi logici che rischiano di compromettere il piacere della lettura.

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