Le vite precedenti dei libri: viaggio nel passato degli sconosciuti

I libri non si buttano. E’ una regola assoluta con cui sono stata cresciuta. Se il libro non ti è piaciuto, lo hai già letto o non hai più spazio per tenerli, non importa. Ci sono mille soluzioni per ridar vita a un libro, senza destinarlo al macero.
Questa è la filosofia con cui mia madre e mio padre mi hanno cresciuta.

Qualche tempo fa sono andata a trovare i miei genitori e, trovando l’ascensore occupato, ho deciso di non aspettare e di prendere le scale. Il loro condominio è uno di quei vecchi palazzi, costruito alla fine degli anni ’70, che tra un piano e l’altro ha dei mezzanini con un minuscolo locale per la spazzatura. Le porte sono in vetro, per cui in quei locali tutto è sempre tenuto in ordine – per quanto possibile – perché a vista, e ospiti e passanti potrebbero vedere.
Beh, quella volta non c’era nulla in ordine: la porta del mezzanino del secondo piano era spalancata e mi sono ritrovata davanti scatoloni pieni mal richiusi e cataste e cataste di libri. Buttati lì, tristemente, sul pavimento del locale spazzatura. Pronti per il macero – ma neppure…
Sapevo bene che la responsabile di un tale scempio era la vicina. Non era la prima volta: quando decideva di fare le grandi pulizie in casa, invece di donarli, i libri li gettava in pattumiera. Ma mai in tal misura.
Con il senno di poi, mi dispiace: ritrovatasi vedova, i libri del marito scomparso erano un peso non solo in termini di spazio.
In quel momento, però ero inviperita.
Ho salito gli ultimi gradini che mi dividevano dall’appartamento dei miei, pronta a inveire come una matta. E, aperta la porta, mi ritrovo di nuovo di fronte a scatoloni e cataste di libri.
“Ne ho recuperati un po’.” si è subito giustificato per il disordine mio padre, alzando le spalle, “Teniamo quello che ci interessa, il resto lo portiamo in biblioteca o lo regaliamo a qualcuno interessato.”
“Adesso le parlo e le dico che prendiamo tutto a noi.” ha aggiunto poi mia madre prendendo la porta e passando all’azione.
E lì, il mio cuore si è sciolto come burro.
Spero, che nel mondo, per ogni vicina che butta un libro, ci sia un papà o una mamma come i miei che li salva.

Ma per quanto ritenga i miei genitori due paladini dei libri, non è di questo che volevo parlarvi, ma di quello che quei libri usati contenevano. Le storie del suo precedente proprietario.
Si può capire molto di una persona da come tratta i propri libri.
Ci sono quelli che gridano allo scempio se per sbaglio una pagina di piega, e tendono a tenere in mano il volume con dita leggere, quasi fosse una reliquia. Questi libri arrivano al nuovo proprietario praticamente intonsi, senza nemmeno un segno (se non quelli del trasloco), tanto da domandarsi se fossero stati letti almeno una volta.
Poi ci sono quelli che i libri li distruggono: orecchie ad ogni pagina, piccoli stretti qua e là, le costole che inevitabilmente cominciano a cedere sotto il peso di tanti soprusi. Chissà quante volte sono stati gettati malamente in un borsa e sbatacchiati, ripiegati per agevolare la lettura durante i tragitti in treno o metropolitana.
In altri si scoprono vede e proprie reliquie: segnalibri consunti, cartoline del ’15 ’18 di qualche zia poco simpatica, biglietti di auguri di Natale o compleanno. Piccoli specchi sulla vita di quelle persone, anche se le note a margine sono ancora meglio.
Sottolineature di passaggi che tu, su un testo intonso, magari non avresti prestato attenzione: riflessioni completamente opposte a quelle che hai formulato, oppure totalmente in accordo, tanto da sentirsi vicini a quella mano che ha vergato quelle parole a piè di pagina…

Nei libri di quell’uomo, di quel vicino scomparso, abbiamo trovato un po’ di tutto questo.
Ed è quello che si potrebbe trovare in ogni libro usato acquistato ad un mercatino.

Quindi, prendete il vostro cappello e la vostra frusta e come piccoli Indiana Jones salvate un libro!

About Gloria

Web editor per lavoro, scrittrice per passione, cuoca e cosplay per hobby. Alla ricerca dello Stargate per viaggiare sempre più lontano.

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